Integrazione, isomorfismo ed evoluzione

In questo periodo si assiste ad un dibattito quotidiano in tema di integrazione culturale in cui vengono a scontrarsi due opposti schieramenti politici, sociali e culturali. Ci sono i difensori della patria che non vogliono accogliere i migranti perché li ritengono pericolosi criminali, portatori di malattia e ladri di lavoro; e poi ci sono i buonisti o difensori dei diritti umani che ritengono più giusto aprire le frontiere per accogliere i migranti dando loro rifugio, dignità e opportunità di crescita. Seppur riduttiva e molto semplificata la dinamica del conflitto a cui assistiamo è fondamentalmente basata su questi presupposti. Abbiamo poi un livello politico fatto di slogan e demagogie varie e un livello più basico che si manifesta nel dialogo fra amici, colleghi, parenti o persone che si incontrano e scontrano su questi temi. Sicuramente le posizioni non sono sempre così polarizzate e le sfumature sono varie ma in sostanza il conflitto si esprime in queste modalità. Tuttavia, dobbiamo partire da un dato incontrovertibile: senza integrazione la nostra specie non si sarebbe mai evoluta. Ciò che mette insieme e interconnette favorisce la crescita. Vale per l’organismo umano, vale per il nostro cervello così come per un qualsiasi ecosistema vivente o per una qualsiasi comunità sociale. Le culture che si sono distinte nella storia per il loro potere, le loro invenzioni e il grado di civiltà raggiunto sono tutte caratterizzate dalla capacità di integrare a sé le diversità. La nostra stessa coscienza emerge da un processo di interconnessione in cui diverse aree del sistema nervoso, autonomo e periferico, collaborano tra loro per costruire il senso che abbiamo di noi stessi. I nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre sensazioni e in generale la consapevolezza di ciò che siamo è fondata sull’integrazione e la continua comunicazione tra componenti diverse. Ciò che scaturisce da questa continua sinergia è più che la somma delle parti ed è qui che si manifesta il movimento evolutivo. I sistemi sociali si sono evoluti grazie ad una continua interazione multiculturale che ha portato a trasformazioni e ad evoluzioni sociali, culturali, scientifiche ed economiche. La biodiversità sancisce la ricchezza dei nostri ambienti e ne garantisce la sopravvivenza. Allo stesso modo, la multiculturalità e il contatto fra diversità, consente all’uomo di essere più adattato al suo ambiente; è grazie a questo continuo in-contro che ci sono continue opportunità di crescita. Quanto più siamo prossimi alla diversità tanto più acquisiamo competenze per adattarci. Non esiste prodotto sulle nostre tavole, non esiste oggetto che arreda le nostre case che non abbia un’origine multiculturale. Noi siamo, come corpo, come persone e come società, intrinsecamente fondati su processi di integrazione culturale. Lo dicono i geni, lo dice la fisica, lo dice il nostro aspetto, lo dice la nostra storia e lo dicono le nostre società.

Quindi, sulla base di queste riflessioni, ritengo che il dibattito non sussista. Se vogliamo evolvere dobbiamo assecondare il naturale processo di acculturazione e integrazione. Semmai, invece che scontrarci e confliggere, dovremmo cercare modalità adeguate di interazione e convivenza ma questo lo si può fare solo con l’incontro, la vicinanza, la relazione e il contatto. L’atteggiamento espulsivo e refrattario al diverso e quindi al cambiamento impedisce l’evoluzione e, al contrario, favorisce processi regressivi e degenerativi. L’evoluzione sta nel confine di contatto con l’altro ma bisogna saperci stare.

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